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Sermone 7 - L’Esempio Perfetto della Sottomissione: La Lezione di Cristo” – I Pietro 2:18-25

Foto do escritor: Família Bovo
Família Bovo
23 de set. de 2024
4 min de leitura

"L’Esempio Perfetto della Sottomissione:

La Lezione di Cristo” – I Pietro 2:18-25

Introduzione:

La sottomissione è un tema centrale nell'epistola di Pietro, specialmente

nel contesto in cui i credenti si trovavano a vivere come cittadini e lavoratori. Nel

mondo romano, la schiavitù era una realtà sociale e molti dei primi cristiani erano

schiavi o lavoratori in condizioni difficili. Pietro scrive loro, non per incitarli alla

ribellione, ma per incoraggiarli a sottomettersi ai loro padroni, anche quando

questi si dimostravano ingiusti. La sottomissione, dunque, non è un segno di

debolezza, ma è una scelta spirituale che riflette la fiducia in Dio.

Come affermava Giovanni Calvino, "Il Signore richiede da noi non solo

l’obbedienza ai governanti giusti, ma anche a quelli che non si comportano

con equità, poiché è Dio che ha stabilito ogni autorità." La sottomissione

cristiana è una testimonianza di fede, e Pietro ci invita a guardare a Cristo come il

nostro modello supremo.

Nel nostro sermone oggi, esploreremo 1 Pietro 2:18-25 e vedremo come

Cristo stesso ci insegna a sottometterci, anche nelle situazioni più difficili.

Divideremo il testo in tre parti principali: la sottomissione nonostante

l’ingiustizia, la sottomissione come segno di fedeltà a Dio, e infine, il modello di

Cristo come esempio perfetto di sottomissione.

1. La Sottomissione nonostante l’ingiustizia (1 Pietro 2:18-20)

Nel versetto 18, Pietro si rivolge ai "servi", o "schiavi domestici", dicendo

loro di sottomettersi ai loro padroni con "tutto rispetto", non solo a quelli buoni e

comprensivi, ma anche a quelli difficili e ingiusti. La parola greca usata qui è

"oiketai", che si riferisce specificamente ai lavoratori domestici, ma il principio si

estende a tutti i cristiani che si trovano sotto autorità.

Questa chiamata alla sottomissione, anche di fronte all’ingiustizia, sembra

paradossale. Perché un credente dovrebbe continuare a servire un padrone

crudele? La risposta è radicata nel timore di Dio. Pietro ci ricorda che il nostro

servizio non è solo per i nostri padroni terreni, ma è principalmente per Dio.

Quando serviamo con un cuore sottomesso, onoriamo Dio, indipendentemente

dalla giustizia o ingiustizia del trattamento che riceviamo.

Nel versetto 19, Pietro continua dicendo: "Perché è una grazia se qualcuno

sopporta, per motivo di coscienza dinanzi a Dio, sofferenze". La sofferenza per

causa della nostra fede, quando sopportata con pazienza, diventa un atto di

grazia agli occhi di Dio. Questo non significa che dobbiamo cercare la sofferenza,

ma che, quando essa arriva, il nostro atteggiamento di sottomissione può

diventare una potente testimonianza della nostra fede.

Pietro conclude questo punto nel versetto 20, affermando che non c’è

merito nel sopportare la punizione per colpe che abbiamo commesso. Ma

quando soffriamo per aver fatto il bene, e lo sopportiamo con pazienza, allora Dio

si compiace di noi.

2. La Sottomissione come segno di fedeltà a Dio (1 Pietro 2:21-23)

Nel versetto 21, Pietro ci ricorda che siamo stati chiamati a seguire

l'esempio di Cristo. "Infatti a questo siete stati chiamati, poiché anche Cristo ha

sofferto per voi, lasciandovi un esempio perché seguiate le sue orme." Cristo è il

nostro esempio perfetto di sottomissione. Ha sofferto ingiustamente, senza mai

rispondere con vendetta o ira. Questo è un insegnamento profondo: anche

quando siamo trattati ingiustamente, dobbiamo rispondere come ha fatto Cristo,

con pazienza e fiducia in Dio.

Pietro cita Isaia 53: "Egli non commise peccato e nella sua bocca non si è

trovatto inganno" (1 Pietro 2:22). Questa citazione profetica ci ricorda che Cristo,

pur essendo innocente, ha accettato di soffrire per noi. Anche quando fu insultato

e maltrattato, non rispose con minacce o violenza. Invece, si affidò

completamente a Dio, "colui che giudica giustamente" (1 Pietro 2:23).

La nostra fede in Dio ci chiama a seguire questo esempio, confidando che,

anche nelle ingiustizie della vita, Dio è il giudice supremo. È Dio che alla fine

giudicherà ogni cosa con giustizia perfetta. Come cristiani, siamo chiamati a

riflettere la pazienza e l'umiltà di Cristo nelle nostre vite quotidiane, specialmente

nelle situazioni di sofferenza e ingiustizia.

3. Cristo: Il Modello Perfetto di Sottomissione (1 Pietro 2:24-25)

Nell’ultima parte di questo brano, Pietro ci ricorda il significato della morte

di Cristo. "Egli ha portato i nostri peccati nel suo corpo, sul legno della croce,

affinché, morti al peccato, vivessimo per la giustizia, e mediante le sue lividure

siete stati guariti" (1 Pietro 2:24). Qui vediamo non solo l’esempio di Cristo, ma

anche il suo ruolo di Salvatore. Non solo ha sofferto ingiustamente, ma ha preso

su di sé i nostri peccati, offrendosi come sacrificio per la nostra redenzione.

Pietro conclude con un'immagine pastorale: "Poiché eravate erranti come

pecore, ma ora siete tornati al pastore e guardiano delle vostre anime." (1 Pietro

2:25). Cristo non è solo il nostro esempio di sottomissione, ma anche il nostro

Pastore, che ci guida e ci protegge. Come pecore smarrite, eravamo perduti, ma

Cristo ci ha ritrovati e ci ha ricondotti alla sicurezza del Suo ovile.

Questa immagine ci dà speranza e conforto. Cristo non solo ci ha mostrato

come vivere in sottomissione, ma ci ha anche redenti e ci custodisce come un

pastore premuroso. Possiamo affrontare le difficoltà e le ingiustizie della vita

sapendo che il nostro Pastore ci guida e che la nostra fedeltà sarà sempre

osservata.

Conclusione:

Alla fine, il nostro esempio è Cristo. Lui ha sofferto per noi, ha portato i

nostri peccati e ci ha mostrato come vivere con pazienza e sottomissione. La

chiamata alla sottomissione non è facile, ma è un riflesso della nostra fede in Dio

e della nostra fiducia nel suo giudizio perfetto.

Mentre seguiamo l'esempio di Cristo, possiamo essere certi che la nostra

vita glorificherà Dio. Non solo imitiamo la sua sottomissione, ma anche la sua

speranza. Come disse Matthew Henry: "Se Cristo ha sofferto per noi, chi siamo

noi per lamentarci delle sofferenze di questa vita?" Che possiamo vivere per la

gloria di Dio, confidando che Lui è il nostro Pastore e Custode.

 
 
 

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